Tesori e pirati: Robert Louis Stevenson secondo gli automobilisti



Bucanieri, filibustieri, corsari, pirati, chiamateli come volete: gli avventurieri senza legge che praticavano la barbara arte della pirateria ancora oggi abbordano una leggenda che non sembra mai morire.
Che è quella del pirata, del teschio bianco con la grossa “X” a forma di ossa su fondo nero, inconfondibile bandiera del pirata ancora oggi in uso presso la sua mitologia iconografica.
Se c’è uno scrittore che più degli altri ha contribuito a far conoscere al mondo intero l’universo della pirateria è lo scozzese Robert Louis Stevenson, nato il 13 novembre del 1850 e omaggiato oggi, grazie al logo di Google, in ogni angolo del web.
Con il suo bellissimo romanzo d’avventura L’Isola Del Tesoro, pubblicato nel 1883, Stevenson ci consegnò un classico sul tema pirati e tesori, contribuendo in maniera straordinaria a definire l’immaginario collettivo su questo mondo.
Le automobili cosa mai ci azzeccano, vi chiederete voi, beh, forse non conoscete automobilisti appassionati di pirati e tesori, appunto, pronti a rendere la loro quattroruote un vascello degno di Jim Hawkins.
Come i tanti possessori di auto che hanno preferito inserire lo stemma del pirata nero sulla carrozzeria della loro vettura (della serie: polizia stradale, sono qui!), o il mitico possessore di quella Volkswagen, che vedete nella foto che segue, che ha fatto si che lo sterzo diventasse per davvero un timone dell’imbarcazione per pirati.
I migliori, però, sono i signori dell’ultima foto, che sono partiti all’arrembaggio salendo in carrozza della loro vettura “piratizzata” buttata in acqua in cerca di avventura. Ma siamo sicuri che il tesoro di Robert Louis Stevenson non lo troveranno mai.