Artic Route Adventure, la Porsche Cayenne al Snaefellsjökull National Park

Il 18 aprile al nostro risveglio abbiamo finalmente ritrovato il sole. Dopo averci regalato una giornata di neve e freddo Reykjavik si è  voluta rifare e ci ha donato un cielo terso e un luminoso sole nordico, caldo quanto basta per riscaldare gli animi e darci la carica per la nuova tappa che ci attendeva.

Colazione abbondante, come ormai è consuetudine al 7 Artic Route Adventure, e subito diretti in banca per cambiare gli euro in corone islandesi. Qualche scambio di pareri reciproco con i nuovi arrivati e via verso la prima area di servizio per fare carburante. Indovinate un po’ cosa abbiamo incontrato? Una Cayenne! La prima che incontriamo in Islanda – anche se a dire il vero non so quanto sia comune vedere Porsche Cayenne in Islanda, paese che conta 300mila anime e non molte autovetture immatricolate, se non si parla di truck, trattori o scavatrici. A parte gli scherzi il benzinaio avrà fatto i salti di gioia quando si è visto davanti 4 Porsche Cayenne, 3 S e una GTS. Il proprietario della Cayenne Islandese è rimasto colpito dalle nostre tre bimbe bianche e ci ha chiesto cosa diavolo stessimo facendo nel suo paese. Non si riusciva a capacitare del perché avevamo scelto Aprile per fare un tour dell’isola e non l’estate, stagione che meglio si presta a gite on the read nella terra dei ghiacci. Siamo subito diventati amici e abbiamo scattato qualche foto con il nostro nuovo compagno, gli abbiamo regalato un cappellino dell’Artic Route Adventure, qualche bibita energetica Go & Fun e caramelle al cioccolato con cuore di chicco di caffè, tanto care a Stefano e Tito che ne divorano in continuazione. In effetti credo che i miei colleghi abbiano una dipendenza da caffè considerando che ne bevono quantità spropositate. E poi, non contenti, si mangiano anche caramelle con i chicchi di caffè.

Ad ogni modo da Reykjavik ci siamo diretti a nord verso Arnarstapi, piccolo villaggio di pescatori ai piedi del vulcano-ghiacciaio Snaefellsjökull. Qui abbiamo ammirato le scogliere e colonne di basalto, rocce di origine vulcanica, che generano un panorama da brividi. Abbiamo portato le nostre Cayenne fino a dove era possibile, ovvero fino a un cucuzzolo che terminava a strapiombo sul mare, e lì via con gli scatti, alcuni davvero molto suggestivi. Finito con le macchine fotografiche ci siamo fermati in un posto che recava la scritta “Icelandic food” dove abbiamo trovato una simpatica signora che ci ha preparato sandwiches e hot dog, tazze di caffè e the, e ci ha chiesto perché eravamo vestiti tutti di blu. In realtà solo i nostri giubbotti sono blu, ma credo che la signora non ha mai visto entrare nella sua caffetteria-tavola calda – vuota – 7 uomini vestiti in maniera uguale.

Dopo il meritato ristoro abbiamo ripreso la nostra marcia lungo la penisola Snæfellsnes, nella parte occidentale dell’isola. Siamo dunque passati per il  Snaefellsjökull National Park. Il vulcano  Snaefellsjökull si erge imponente e maestoso e grazie alla giornata limpida abbiamo potuto ammirarlo in tutto il suo splendore: alto 1.446 metri, completamente innevato, viene considerato il re delle montagne islandesi. È ancora attivo sebbene la sua ultima eruzione risalga a 1.800 anni fa (e fu devastante) e ora il suo enorme cratere profondo 200 metri è completamente ghiacciato. Jules Verne, nella sua opera “Viaggio al centro della Terra” scrive che nel solstizio d’estate, il 22 giugno, l’ombra della vetta indica l’entrata del vulcano e al suo interno si trovano creature che non esistono più. Proseguendo all’interno del parco, che corre intorno al vulcano, abbiamo provato qualche sterrato dove la Cayenne si è mostrata reattiva, scattante e all’altezza delle aspettative. Fabrizio, il mio nuovo compagno di vettura, ha dunque deciso di prendere una strada che risalisse lo Snaefellsjökull ma ci siamo dovuti arrendere quando la neve diveniva troppo alta e rischiavamo quindi di impantanarci. Nella neve bassa le gomme Michelin lasciano una scia da carro armato e si mostrano affidabili e sicure. Su fango, sterrato, corsi d’acqua bassa e neve è stato molto divertente “tirare” la nostra GTS privata del controllo trazione. Non contenti abbiamo testato anche l’opzione sport e alzato l’assetto per foto e video da copertina.

Oltre al vulcano e alle montagne limitrofe il resto del parco si presenta con distese di roccia lavica createsi chissà quanto tempo fa da qualche eruzione. Poi ci siamo imbattuti in decine e decine di chilometri di sterrato fino ad arrivare al Farmerguest Vogur nel Fellstrond, da dove vi sto scrivendo. Siamo praticamente in mezzo al nulla, immersi in un posto incantato e fuori dal tempo, con le cime innevate da una parte e il mare dall’altra, a 40 minuti di sterrato dalla prima strada asfaltata. Ad accoglierci abbiamo trovato personale molto cordiale, camere pulite e ordinatissime e uno chef che ci ha preparato una cena deliziosa: trota artica in aceto, baccalà al farro e un dolce fatto con mele, cannella, gelato e frutta secca. E noi che volevamo utilizzare la cucina per preparare delle penne al sugo!

Ora mi butto a letto, domani ci aspettano i fiordi occidentali: sarà la giornata dove percorreremo più chilometri di sterrato in assoluto, praticamente per tutto il tragitto che si preannuncia, se non compiamo ulteriori deviazioni, di circa 280 km, verso Patreksfjordur…!

prsch

 

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