Autostrade, con il nuovo anno via libera all’aumento del costo dei pedaggi
Una sentenza della Consulta ha posto il veto allo stop ai rincari che subiranno così l’adeguamento all’inflazione aumentando dell’1,5%.

Viaggiare sulle autostrade italiane nel 2026 costerà di più. Con l’arrivo del nuovo anno, infatti, è scattato l’adeguamento tariffario all’inflazione per i pedaggi autostradali che, in questo modo, costeranno agli utenti l’,1,5% in più rispetto alla tariffa dell’anno precedente.
Una novità che significa che, per tutte le società concessionarie autostradali per le quali è in corso la procedura di aggiornamento dei relativi Piani Economico-Finanziari, sulla rete a pedaggio gestita ci sarà un aumento pari all’indice di inflazione programmata per l’anno 2026. Non ci sarà nessun aumento, invece, per le tratte gestite da società Concessioni del Tirreno (Tronco A10 e A12), Ivrea-Torino-Piacenza (Tronco A5 e A21) e Strada dei Parchi. Inoltre, viene riconosciuta una variazione pari all’1,925% alla concessionaria Salerno–Pompei–Napoli, oltre ad un adeguamento tariffario pari all’1,46% per la società Autostrada del Brennero.
Viaggiare in autostrada ora costa di più
A rendere noto l’aumento è stato il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, specificando come nonostante il tentativo di congelare questi aumenti per l’anno 2026 sia stata una sentenza della Corte Costituzionale a sancire l’aumento. La nota, infatti, sottolinea come da parte del ministero ci sia stata la volontà di fermare l’aumento – fissato per legge – sulle tratte gestite da concessionarie per le quali è in corso la procedura di aggiornamento dei piani economico-finanziari. L’intento originale, quindi, era quello di stoppare i rincari almeno fino alla definizione dei nuovi piani.
A scombinare i piani, però, è arrivata la sentenza, che ha di fatto determinato la legittimità degli aumenti tariffari determinato sull’andamento dell’inflazione e che risale allo scorso ottobre scorso. Questa, infatti, afferma come le “disposizioni che hanno rinviato i termini per l’adeguamento dei pedaggi autostradali per gli anni 2020, 2021, 2022 e 2023, in attesa dell’aggiornamento dei piani economici finanziari, sono costituzionalmente illegittime perché in contrasto con gli articoli 3, 41 e 97 della Costituzione”.

La decisione della Corte Costituzionale, quindi, ha di fatto accolto così il ricorso del Consiglio di Stato che lamentava la lesione della libertà di impresa e dell’utilità sociale nell’articolo 13, comma 3, del decreto-legge numero 162 del 2019 e nell’articolo 13, comma 5, del decreto-legge numero 183 del 2020, i quali rinviavano i termini per l’adeguamento delle tariffe autostradali per gli anni 2020 e 2021. Conseguentemente sono ritenuti illegittimi anche gli stop agli aumenti per il biennio successivo. Ecco quindi il via libera all’aumento, come previsto dalla legge, che porterà gli automobilisti che viaggiano sulla rete autostradale italiana a pagare l’1,5% in più rispetto allo scorso anno per lo stesso percorso.
Un aumento che è stabilito dalla legge per effetto dell’indice di inflazione programmata, ossia un valore previsionale stabilito dal ministero dell’Economia, che indica l’obiettivo di variazione dei prezzi al consumo ritenuto coerente con la politica economica nazionale. E che per il 2026, è stato fissato all’1,5%. Questo, inoltre, a differenza dell’inflazione misurata a posteriori dall’Istat, serve come parametro per calcolare gli aumenti annuali di servizi pubblici e concessioni. Proprio come nel caso dei pedaggi autostradali.