L’evoluzione del paracarro

Il paracarro nasce come baluardo difensivo dei palazzi nobiliari romani dei quali proteggeva gli angoli prospicienti la strada e gli ingressi, in modo che, per l’appunto, le ruote ed i mozzi dei carri non potessero danneggiare le proprietà. Questo umile elemento del paesaggio stradale un tempo fu progettato anche da artisti del calibro del Bernini e del Borromini, ma, con la scomparsa del carro quale mezzo di trasporto, pian piano si trasformò in cippo stradale per segnalazioni varie, come le distanze in Km, o per segnalare e proteggere ponti, fossati, eccetera.

Oggi l’antica opera difensiva dei paracarri è stata riscoperta e nobilitata dall’attenzione delle amministrazioni comunali per l’arredo urbano. Dopo l’assalto delle automobili ai centri urbani degli ultimi decenni, ora vengono riconosciuti i diritti di pedoni e ciclisti, l’incolumità dei quali viene tutelata ponendo dei paracarri, rinominati “dissuasori stradali”, a difesa degli spazi a loro riservati.

Li troviamo all’imbocco delle aree pedonali, sul perimetro delle piazze, a delimitare il sagrato delle chiese o a proteggere aree di verde pubblico, insomma ovunque vi sia la necessità di porre un limite alla circolazione delle auto (purtroppo un semplice cartello non è sufficiente).

Il design moderno sta restituendo dignità a questi elementi stradali, che molto spesso non sono solamente utili, ma anche discretamente decorativi. Stili e materiali sono vari, si va da quelli più classici in pietra ai paletti dissuasori di parcheggio in acciaio: vedi i prodotti Bellitalia, per esempio.

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