Seat Marbella, l’automobile sporca dell’omicidio Sarah Scazzi

L’automobile come scena del delitto: un fascino irresistibile per il grande pubblico.

Che divora cronaca nera, si informa, si confronta, congettura idee. O fa del turismo necrologico, come è successo nel caso dell’omicidio di Sarah Scazzi.

Criminologi e inquirenti stanno indagando sull’ancora irrisolto caso di omicidio e, tra le scene del crimine, c’è anche la Seat Marbella dello zio Michele Misseri.

Automobile andata fuori produzione circa 12 anni fa, berlina spartana, dal look economica e dalla linea con tanta plastica come le berline popolari degli anni ’80 erano solite essere.

La Marbella aveva una cugina che le somigliava molto, la Fiat Panda, tanto che gli storici di automobili ricordano bene come la Marbella stessa nasceva da un accordo Fiat – Seat siglato al tramontar degli anni ’80, quando casa automobilistica aveva bisogno di sostituire l’ultima serie della Fiat Panda.

La Seat Marbella dell’omicidio Scazzi è stata complice dell’occultamento del cadavere della giovane ragazza, portata dalla casa dello zio Michele al pozzo dove è stata poi ritrovata 42 giorni dopo. Nel bagagliaio della vettura gli inquirenti hanno trovato tracce di sangue della vittima, tracce che testimoniano l’utilizzo dell’auto per sviare le prove dell’omicidio e documentare le intenzioni di Michele di “fare qualcosa” con quel cadavere.

La Marbella resta lì, un’automobile come tante, testimone oculare con le sue quattro mura di vetro che si sono sporcate nel tragitto di una storia famigliare finita nel peggiore dei modi.

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